È iniziato il mio nuovo corso di Storia dell’Arte all’Ute La Filanda di Arluno, nella sede di Pogliano Milanese!
Martedì 18 Ottobre si è svolta la prima lezione.
A parte un piccolo problema tecnico (non funzionava il proiettore), la lezione è stata magnifica.
Ho introdotto il percorso che andremo ad affrontare insieme. Una prima parte dedicata al Seicento, alla sua arte, alle sue riforme religiose, ai suoi artisti, e una parte monografica dedicata a Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.

Ho raccontato quanto per me questo corso sia importante e quanto sia per me anche una sfida.
Dopo la mia prima laurea specialistica in Comunicazione dell’Arte e della Cultura, ero indecisa su cosa concentrarmi per i miei studi di laurea magistrale. Ero confusa. La testa mi diceva di proseguire gli studi in Economia dell’arte: un percorso più concreto, sicuro, più razionale. Il cuore, invece, puntava verso la storia dell’arte pura, una scelta che sarebbe stata coraggiosa e un po’ complessa. Mi ricordo che lessi per ore e ore i piani didattici dei due percorsi. Fino all’ultimo ero davvero indecisa.
Poi, un giorno, mi resi conto che l’anno in cui avrei dovuto iscrivermi, la specializzazione in Storia dell’Arte aveva in programma un corso monografico sul Caravaggio. Tutto un corso monografico sul Caravaggio. Rileggevo quel programma didattico come una poesia. E come una poesia, quasi lo imparai a memoria.
Scelsi. E quel corso mi permise di studiare un pittore affascinante, un uomo concreto e sanguigno, un artista geniale, un fotografo ante litteram, dallo sguardo innovatore e imprevedibile. Lo studiai leggendo Roberto Longhi, Marco Bona Castellotti, imparandomi a memoria la lezione a lui dedicata da Dario Fo, struggendomi l’anima ascoltando Franca Rame recitare un monologo in dialetto antico milanese di Maria ai Piedi della Croce. Lessi il libro dedicato al Caravaggio anche da Andrea Camilleri. E anche dopo quell’esame, ho continuato a interrogarmi su quest’uomo. Di cui tanto, troppo è stato detto, e poco è stato realmente compreso.

Fu una realtà straziante per me. E ieri, ho iniziato nuovamente a sentirla tutta, nelle mie vene, nella mia pancia.
La realtà di un artista anticlericale che però riuscì, più di ogni altro, a raccontare negli anni della Controriforma, la verità umana, il dolore del peccato mortale, il desiderio vero, spasmodico, contorto, di redenzione. E il suo amore per Maria, per le donne. Mai ritratte nude, mai ritratte sensuali. Ma sempre ritratte con pudore, con rispetto, con umana verità. Con dolore, penitenza reale, struggente, melodrammatica.

Caravaggio, Madonna dei Pellegrini, 1604 - 1606, Cappella Cavalletti nella Basilica di Sant‘Agostino a Roma.

Caravaggio, Madonna dei Pellegrini, 1604 – 1606, Cappella Cavalletti nella Basilica di Sant‘Agostino a Roma.

L’altro ieri, dunque, ho iniziato ad addentrarmi in questi solchi di arte: la lettura e la spiegazione del Giudizio Universale di Michelangelo Buonarroti, Il Concilio di Trento, L’Arte della Controriforma, le immagini come “sussidio figurato”, il Tribunale dell’Inquisizione, Paolo Veronese e le sue Cene sacre non accettate e accusate dalla Chiesa, la censura, l’idolatria e l’iconoclastia. Tutti temi che introducono a questo secolo, il Seicento, di contrasti profondi, di religione sfrontata e traballante, di immagini che iniziano ad avere un ruolo “pubblicitario” e fondamentale per avvicinare nuovi credenti. Un secolo che arriva dopo l’umanesimo e lo spirito libero del Rinascimento, in cui vede invece l’arte come placata, fermata. L’estro artistico accusato. “imbragato”, come il Giudizio michelangiolesco.

E poi, mi sono concentrata su un’opera del Caravaggio. La Madonna dei Pellegrini (1604 – 1606): Maria non più ritratta in cielo, ma in terra, quasi danzante. Inondata da una luce delicatissima. In primissimo piano, i piedi sporchi dei pellegrini, poveri, viandanti.  In primo piano, semplicemente l‘uomo. E quella Madonna che riconosciamo solo per una sottilissima aureola. Così vera, lei. Umana, terrena e terrestre. Uno sguardo materno, sincero, leggermente interrogativo, autorevole e amorevole. Uno sguardo che tutto dice, e che ci lascia sorpresi, incantati.

Un percorso travolgente, misterioso e bellissimo.

Alla prossima!

Un abbraccio! 🙂

Fede

 

 

 

Comments (2)

  1. Bellissimo. ..quanta poesia…..

    1. Gentile Antonella,
      Grazie mille per le sue parole! E grazie per seguire il mio blog.
      Un abbraccio!
      Federica

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