Martedì 25 ottobre si è svolta la mia seconda lezione all’UTE.

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Simone Peterzano, Pietà, 1570 ca., Chiesa di San Fedele Milano.

Quali sono stati i temi che ho trattato?

Con l’aiuto di un proiettore, questa volta funzionante, ho ripreso i temi della settimana scorsa.
Ho fatto osservare la bellezza di due chiese simbolo dell’architettura della Controriforma: La Chiesa di San Fedele a Milano e la Chiesa del Gesù a Roma.

Ci siamo poi addentrati in un percorso iconografico nel tema della Pietà. Partendo dalla Pietà che si trova proprio nella Chiesa di San Fedele a Milano di Simone Peterzano (1570), abbiamo indagato il tema iconografico dal Rinascimento: La Pietà Vaticana di Michelangelo Buonarroti (1498 – 1499), la Pala Baglioni di Raffaello (1507), Il Compianto su Cristo Morto con Santi (1495), poco conosciuto e assolutamente sorprendente, di un Sandro Botticelli tormentato e religioso. E infine, ci siamo stupiti insieme di come Caravaggio abbia affrontato il tema della Deposizione di Cristo (1602 – 1604), ispirandosi a un dettaglio dell’opera del suo maestro Simone Peterzano: quel “ventaglio” o quella “fisarmonica”, come li ho chiamati io, di emozioni, descritte a fianco del corpo del Cristo. La potente, innovativa, sconvolgente Deposizione del Caravaggio si trova esposta nella Pinacoteca Vaticana.

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Caravaggio, La Deposizione di Cristo, 1602 – 1604, Roma Pinacoteca Vaticana.

Osserviamola. Cristo, un corpo bellissimo, statuario, è rappresentato di scorcio. Il gomito di Nicodemo, come l’angolo della pietra, creano spazio e potenza a questa visione dal basso dello spettatore. Quella pietra angolare che Cristo stesso ci indica, con la sua mano abbandonata. Da sinistra a destra, diverse reazioni, un ventaglio dell’umano. Un richiamo alle espressioni studiate da Leonardo. Qui, ciò che in realtà interessa più al Caravaggio: le reazioni alla perdita, al dolore. Come dei gradini, precisi, di espressione del dolore, fino all’esplosione della donna che, disperata, urla e apre le braccia al cielo. Caravaggio qui ci parla dell’uomo. Di ciò che avviene dopo una perdita. Dopo la morte. Il senso di impotenza. Tutto si  dipana in un ventaglio, in un abbraccio aperto, che parte dal braccio destro del Cristo e termina in quelle braccia aperte al Cielo. Legame tra cielo e terra, tra umano e sacro.

Ci siamo poi addentrati nella nuova lezione:

NATURA E IDEALE CLASSICO

  • Introduzione.
  • Letture d’opera: Annibale Carracci: Il Mangiafagioli (1580 – 1590), La Pietà (1599 – 1600); Guido Reni: La Strage degli Innocenti (1611).
  • Percorso Iconografico: Maria Maddalena Penitente: Caravaggio (1595), Annibale Carracci (1598), Artemisia Gentileschi (1616), Guido Reni (1630), Guercino (1645 – 1649).

Abbiamo dunque affrontato un nuovo tema: Le due realtà artistiche della fine del Cinquecento e dell’inizio del Seicento. Da una parte, la ricerca del bello ideale, del naturale elegante e classico creato dai Carracci, dall’altra parte il naturalismo reale, popolare, sconcertante e profondamente religioso ideato e presente nelle opere del Caravaggio.
Anche qui, ho voluto raccontare un percorso iconografico interessante, analizzando una rappresentazione che proprio in questo secolo diventa protagonista assoluta: La Maddalena Penitente. Dal Caravaggio, a Annibale Carracci, ad Artemisia Gentileschi, a Guido Reni e infine al Guercino. Cosa è cambiato nel tempo? Cosa abbiamo notato di diverso? Che trasformazione iconografica è avvenuta nella rappresentazione della Maddalena che si pente e che soffre di solitudine, dolore, mancanza, perdita e senso di colpa?

La sorpresa è sconvolgente.

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Caravaggio, Maddalena Penitente, 1594 – 1595, Galleria Doria Pamphilj, Roma.

Maddalena, che nelle mani del Caravaggio sembra quasi una bambina dolcissima, vestita, piangente, in una posa distrutta. Il senso di colpa che accascia, toglie le forze e la vita. Gettati lì, al suo fianco, i simboli della sua vita passata, perle, gioielli e ricchezza. E quel simbolo invece di amore e purezza: l’unguento con cui lavò i piedi di Cristo.
I capelli rossi.
Le labbra che quasi trattengono un singhiozzo. Che sembrano cercare un respiro, un attimo di pace.
Le mani abbandonate sul ventre.
Le ginocchia per terra. Il corpo debole.
La fronte corrugata.
Quegli occhi persi nel vuoto.
Una lacrima che scende sul viso.
La dolcezza di una fanciulla realmente sofferente, pentita, dolente.
Dall’alto, una luce delicata, arrivata ad abbracciarla, a consolarla.

Poi, la Maddalena di Artemisia (immagine di copertina): quasi una donna borghese, vestita con un abito giallo e luminoso. Un volto che tutto dice. Il dolore, la vergogna. E quella mano che allontana lo specchio, simbolo di vanità. Ma quel gesto sottolinea anche il rifiuto di guardarsi, perché troppo è la colpa che si sente dentro di sé.

E poi, Maddalena inizia ad avere, oltre i suoi soliti simboli iconografici (il teschio, il vaso di unguenti, il libro delle sacre scritture) un elemento in più: una nudità sensuale. Maddalena, penitente, è ritratta nuda. Bellissima e avvolgente. Attraente per gli occhi dell’osservatore.

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Annibale Carracci, Maddalena Penitente in un paesaggio, Olio su rame. 1598, Fitzwilliam Museum, Cambridge.

Interessante, pensare come Caravaggio fu spesso censurato, e invece queste opere così sensuali dalla chiesa furono accettate e apprezzate. La donna nuda attirava consensi e credenti. Non era elemento di vergogna, anzi. E quindi la nudità, se giustificata dal soggetto rappresentato, Maddalena prostituta, era considerata giusta.
Ma perché ritrarla in un momento così intimo di dolore e pentimento senza vestiti? Perché questa ulteriore violenza su lei? Perché questo voyerismo fisico e indelicato?
Interessante notare che l’elemento inutile della nudità della Maddalena Penitente, assolutamente non filologico, fu accettato. E invece non fu accettata, ad esempio, la rappresentazione di San Matteo come uomo povero e analfabeta del Caravaggio a Roma (Opera che fu poi sostituita con quella che c’è attualmente nella Cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi).

Censura che copre ciò che non conviene. E tiene svelato ciò che conviene.
Una censura opportunista. E non chiara nelle sue scelte.

I misteri dell’arte e della comunicazione religiosa.

Alla prossima! 🙂

Fede

 

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