“Da quando ho diciotto anni, non so più quando sono Giovanni
e quando sono un fotografo. Io sono sempre un fotografo.”

GIOVANNI GASTEL

Domenica 23 Ottobre ho guidato un meraviglioso gruppo alla mostra di Giovanni Gastel, al Palazzo Della Ragione di Milano.
Una mostra storiografica, ricca di scatti del fotografo. Un percorso intenso e vivo. Contemporaneo e deciso.
Giovanni Gastel (Milano, 27 dicembre 1955), inizia la sua attività artistica giovanissimo, nella poesia e nel teatro. Nipote del genio Luchino Visconti, ha un suo modo particolarissimo di raccontare il reale: lo osserva, lo filtra dalla sua anima, e lo ricrea in maniera potente, colorata, ironica. Talvolta profondamente dolorosa.

A diciassette anni ha realizzato i suoi primi scatti durante un viaggio in Africa. A diciotto anni inizia la sua attività compulsiva di fotografo. A venti anni circa, la prima copertina. Dagli anni Ottanta fino adesso, quaranta anni di carriera, in cui Giovanni Gastel – nella moda, nel beauty, nei gioielli, nel design – ha saputo sempre mettere la sua firma di “autore”. Egli afferma con grande forza la sua idea di autorialità. Un fotografo diventa artista, autore, quando riesce a trovare ciò che lo differenzia davvero dagli altri. La propria parola. Una parola su cui creare, in cui perdersi e disperdersi. La sua, Eleganza. Che non è un’idea che ha a che fare con l’educazione, secondo Gastel. Ma Eleganza è un concetto che ha a che fare con l’etica e la moralità.

Ho pensato di creare un percorso che si basasse proprio sulle Parole.

I grandi temi e le grandi parole che si sono intrecciati nel percorso sono stati:

  • Donna – Potente, sicura, geometrica, cosciente di sé. Decisa. Volto dagli angoli e dalla fisionomia forte e squadrata. Androgina e Femme Fatale. Nel giallo luminoso, nel bianco e nero, nel rosso fuoco. Una donna nuova, contemporanea, sin dagli anni Ottanta.
  • Uomo – Sfuocato, solitario, romantico. Insicuro, femminile nel volto, perso nella nebbia. Un uomo indeciso e confuso sulla sua identità. Fragile ed emotivo. Il contraltare della donna.
  • Gioiello – La donna, indossandolo, diventa gioiello. Il suo volto si trasforma in pietre, oro, perle nelle fotografie per Swarovski.
  • Colore – Follia pura. Colore pop, disturbante talvolta. Vivo e giocoso.
  • Natura Morta – Luogo in cui il fotografo diventa “un bambino impertinente”. Dove ritrova la sua ironia e fantasia.
  • Doppio – La donna doppia. Nonna e nipote. Due generazioni. Un infinito rimando iconografico.
  • Fantasia – La donna e i gioielli di Chopard diventano arte liberty, floreale. Diventano personaggi fantastici, da favola. Bellezza eterea e delicatissima.
  • Popolare – Con una bottiglia di Coca Cola, Giovanni Gastel ricrea quell’idea di Marca e Merce di Andy Warhol, ma con l’ironia e la fantasia tipica del Dadaismo, e dei ready made di Marcel Duchamp. Pop e Concetto si uniscono in immagini ironiche e fantascientifiche.
  • Dolore – Il percorso dentro se stessi è dolore. E qui Giovanni Gastel ritrae il dolore sul corpo femminile. La morte e l’assenza temporanea del sé.
  • Trasformazione – Il bruco diventa farfalla. Dopo il dolore la rinascita, la conoscenza. La possibilità di raccontarsi con la fotografia.
  • Maschera – Il teatro ritorna. Nei ritratti di Chantelle Winnie Harlow la maschera cade. La vera bellezza è la differenza. Che ci rende unici e inimitabili. E che ci rende veri artisti, e creatori di noi stessi.

Un percorso che ho ideato, e che a me per prima ha profondamente commosso.

Giovanni Gastel si racconta con libertà. È un uomo vivo nel presente. Ama i social network, apprezza la digitalizzazione. Non si rinchiude in una nicchia. E non ha paura di raccontare davvero cosa significa poter essere se stessi. Essere se stessi è un percorso di conoscenza, di sofferenza. Un percorso analitico nelle parti più profonde di noi. E il dolore implica perdita, solitudine. La conoscenza di noi chiede, pretende la solitudine. Per poi poter ritornare più forti. Più coscienti della strada, del percorso.

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Mostra di Giovanni Gastel. Fotografia di Chiara del Sordo.

Incontrare la nostra parola.

La nostra stella.

Riconoscerla.

E come la meravigliosa Winnie Harlow, modella che soffre di vitiligine e testimonial di una marca che già dal nome sottolinea la differenza Desigual – ecco, Giovanni Gastel, invece, la tratta da modella. Semplicemente da Modella. Non da modella particolare, differente.

La guarda con occhio da professionista, la ritrae in quegli occhi profondi, doloranti, ma anche sicuri e austeri.

La Differenza c’è, ma non è simbolo di Distanza. È simbolo di Normalità.  È simbolo di una differenza che si vede. Ma è simbolo anche dell’evidenza che ognuno di noi, di differenza, possiede la sua. È segno tattile delle differenze e delle bellezze infinite e  umane.

La maschera rimane sul capo.

Il volto è vivo e scoperto.

Le mani sul suo volto ad accarezzarsi.

Conoscersi è il primo, unico, eterno, coraggioso, atto d’amore verso noi stessi.

 

Alla prossima! 🙂

Fede

Grazie a Chiara del Sordo e ad Antonella Nagni per questi scatti bellissimi!

 

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Mostra di Giovanni Gastel. Fotografia di Chiara del Sordo.

 

Mostra di Giovanni Gastel. Fotografia di Chiara del Sordo.

Mostra di Giovanni Gastel. Fotografia di Chiara del Sordo.

 

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Mostra di Giovanni Gastel. Fotografia di Chiara del Sordo.

 

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Mostra di Giovanni Gastel. Fotografia di Chiara del Sordo.

 

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Mostra di Giovanni Gastel. Fotografia di Chiara del Sordo.

 

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Mostra di Giovanni Gastel. Fotografia di Chiara del Sordo.

 

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Mostra di Giovanni Gastel. Fotografia di Antonella Nagni.

 

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Mostra di Giovanni Gastel. Fotografia di Antonella Nagni.

 

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Mostra di Giovanni Gastel. Fotografia di Antonella Nagni.

 

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Mostra di Giovanni Gastel. Fotografia di Chiara del Sordo.

 

 

 

 

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