Martedì 22 Novembre si è svolta la mia Quarta Lezione all’UTE.

Una lezione ricchissima! Un percorso in cui ho voluto concentrarmi su ciò che amo di più in assoluto: le letture d’opera. Più di ogni discorso generale sull’arte, leggere le opere, entrare nel capolavoro, nella sua iconografia, forma, storia ed essenza, è l’attività che più permette a ciascuno di noi di creare una vera connessione con la storia dell’arte. Oltre i romanzi, oltre le apparenze, l’opera stessa sa raccontare la sua più vera identità.

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P. P. Rubens, Lo sbarco di Maria de’ Medici a Marsiglia, 1621 – 1635, Parigi Museo del Louvre.

Il tema trattato è stato il Barocco In Europa e in particolare il tema del Ritratto:

LETTURA D’OPERA

  • Pieter Paul Rubens, Sansone e Dalila, 1606 ca., Londra National Gallery; Le storie di Maria de Medici, 1621 – 1635, Parigi Museo del Louvre. // L’Età dell’Innocenza di Martin Scorsese (1993).
  • Anton Van Dyck, La Cattura di Cristo nell’orto, 1620 ca., Madrid Museo del Prado.

IL RITRATTO:

  • Il ritratto collettivo e l’autoritratto psicologico: Rembrandt, La ronda di notte, 1642, Amsterdam, Rijksmuseum; Ritratto dell’artista da vecchio, 1660, Parigi museo del Louvre.
  • Il ritratto misterioso: Diego Velázquez, Las Meninas, 1656, Madrid, Museo del Prado.
  • Il ritratto mistico: Jan Vermeer, Il Geografo, 1668 – 1669, Francoforte, Staedlesches Kunsthinstitut; La ragazza col turbante, Mauritshuis dell’Aia, 1665 – 1666.

Mi sono dunque districata tra immensi nomi e racconti profondi: il corpo sensuale e la carne palpitante di Pieter Paul Rubens, la potenza estatica e “ferma” del Cristo nell’opera barocca La Cattura di Cristo nell’Orto di Anton Van Dyck, il ritratto in tutte le sue sfumature psicologiche e sociali tra Rembrandt, Diego Velázquez e Jan Vermeer.

A. Van Dyck, La cattura di Cristo nell'Orto, 1620 ca., Madrid Museo del Prado.

A. Van Dyck, La cattura di Cristo nell’Orto, 1620 ca., Madrid Museo del Prado.

E dunque ho raccontato L’Età dell’Innocenza di Martin Scorsese (1993), dove l’arte è la prima protagonista assoluta, quasi più dello stesso romanzo da cui è tratta la trama, ovvero l’Età dell’Innocenza di Edith Warton (primo premio Pulitzer dato ad una donna, nel 1920). Ogni opera sulle pareti di scena, ogni tableau vivant ricreato dal regista, danno un senso preciso al racconto e in particolare Pieter Paul Rubens è protagonista con la sua arte nella sospensione e nella conoscenza di se stesso del protagonista (Qui il mio pARTicolare a riguardo).
Il Cristo nell’Orto di Van Dyck, allievo di Rubens, è uno scalare di movimento, emozioni, dolore e guerra. Perché questa sembra proprio una scena di guerra. Dove l’unico personaggio fermo, cosciente, perno dell’umanità, è il Cristo stesso.

E poi Il Ritratto: storico, collettivo e animato quello di Rembrandt della Ronda di Notte, e psicologico, intimo, estremamente sincero e generoso il suo racconto di sé nei suoi tantissimi autoritratti: sempre come pittore, con il suo cavalletto e il suo pennello intinto nel colore. Nonostante il dolore, nonostante le perdite, Rembrandt ha voluto donare all’umanità eterna un racconto sincero e onesto di se stesso, con apertura all’umano e generosa dedizione alle sue emozioni più profonde.

Rembrandt, La ronda di notte, 1642, Amsterdam, Rijksmuseum.

Rembrandt, La ronda di notte, 1642, Amsterdam, Rijksmuseum.

Il ritratto misterioso che racconta il vero senso dello sguardo, un trattato sul senso del vedere nell’opera d’arte è Las Meninas di Diego Velázquez: opera di sguardi che si intrecciano, domande intense e gioco di realtà e illusione.
E il ritratto mistico, spirituale, di luce di conoscenza del grande genio olandese Jan Vermer. Quella finestra onnipresente nelle sue opere, simbolo di conoscenza, di luce di verità. Quelle donne eleganti, bellissime. E lei, La Ragazza col Turbante, che si volta a guardare noi, o il pittore. Con le labbra semi aperte. Come a raccontarci un segreto, nei secoli dei secoli. E la finestra non c’è, fisicamente, ma c’è nella luce che accarezza il volto della protagonista e che riverbera lì, in quel dettaglio che nel tempo le ha dato il nome: L’orecchino di perla (Il mio pARTicolare: Jan Vermeer e La Ragazza con L’orecchino di Perla).

Jan Vermeer, La ragazza col turbante, 1665 – 1666, Mauritshuis dell’Aia.

Jan Vermeer, La ragazza col turbante, 1665 – 1666, Mauritshuis dell’Aia.

Il Barocco Europeo abbandona quel fasto italiano per dedicarsi, pur mantenendo le caratteristiche del periodo, a una luminosità più intima, spirituale. Ad un dialogo segreto tra luce e ombra, paura e desiderio.

Conoscenza e mistero.

Alla prossima! 🙂

Fede

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