Quante cose accadono al bancone di un bar.

Pensieri senza respiro in un brandy.

Sigari e sigarette.

Specchi che riflettono la vita che vorremmo. Dietro alla nostra divisa.

Vetri che guardano fuori. La vita che corre.

Dentro, solo il desiderio.

Roma Gagosian Gallery, Avedon. Beyond Beauty

Richard Avedon, Twiggy hair, Paris January 1968
Richard Avedon, Twiggy hair, Paris January 1968

Richard Avedon (New York, 1929)  è il primo osservatore-fotografo  a decidere di dare alla donna un movimento, una personalità concreta e concretizzata. Il primo a porla di fianco ad animali giganti, a farla correre con gambe lunghe e infinite, a dare alla chioma una vita, non solo un significato sensuale e attrattivo per l’uomo. A porla nella vita reale, sotto la pioggia, mentre cammina. In quell’istante di altezza e aria sospesa.

Richard Avedon pretende  la donna in movimento. La ritrae viva, energica, sportiva. Non la desidera romantica, circondata da un’aura indefinita e lontana. Non la vuole debole o sottomessa. Le donne di Avedon sono il simbolo della presa femminile di coscienza verso di sé. Del proprio corpo reale nella vita quotidiana. 

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Edouard Manet, Il bar delle Folies Bergères, 1881-82

Anche di fianco ad un elefante immenso, la donna afferra la propria scultorea verità e la rende viva.  Lei è il centro, non solo dell’inquadratura. Richard Avedon ritrae con coraggio Coco Chanel, dal basso in alto, concentrandosi sulle sue rughe che lei espone come medaglia di vita.  Jacqueline Kennedy è descritta dal suo occhio con ironia, dimenticandosi di quella donna elegante e intoccabile, solo moglie di un uomo eterno. Anche lei, con il suo scatto sincero, diventa eterna, più di lui. La donna di Avedon è una diva già contemporanea, per nulla banale.

Uno scatto in pARTicolare è il centro della sua poetica. 

Un’opera realizzata nel 1959, al bancone di un bar. Mi concentro sul soggetto, indipendentemente dal fatto che la protagonista dell’opera sia Audrey Hepburn: tre donne, cinque uomini. Tre donne sicure, eleganti, potenti, ironiche femme fatale; quattro uomini, al di qua del bancone, indecisi, richiedenti uno sguardo, elemosinanti attenzione. Questo, ritrae Avedon.

R. Avedon, Audrey Hepburn and Art Buchwald, with Simone D’Aillencourt, Frederick Eberstadt, Barbara Mullen, and Dr. Reginald Kernan, evening dresses by Balmain, Dior, and Patou, Maxim's Paris, August 1959, il pARTicolare
R. Avedon, Audrey Hepburn and Art Buchwald, with Simone D’Aillencourt, Frederick Eberstadt, Barbara Mullen, and Dr. Reginald Kernan, evening dresses by Balmain, Dior, and Patou, Maxim’s Paris, August 1959, il pARTicolare

E quell’iconografia della donna debole, fragile, sottomessa, madre moglie figlia, amante senza fantasia, qui scompare.

La donna sceglie, la donna gioca, la donna decide.

E soprattutto, la donna è aldiquà del bancone. Lì dietro a sognare una vita che non è sua, non vi è più la giovane cameriera di Edouard Manet, ma un uomo. Che sorride, desideroso, un po’ invidioso di quella vita che può solo osservare. È lui, il pARTicolare.

Il Brand Chanel riprende questa immagine nella sua campagna pubblicitaria Bombay 2012. Donne eleganti, ironiche, potenti. Ovviamente contemporanee, e ammiccanti in maniera più provocante. L’era contemporanea non conosce la seduzione sottile, deve essere per forza espressa e dichiarata in modo estremo.

Comunque l’eleganza rimane. Il sogno di Manet è sparito. Dietro il bancone nessuno.

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Karl Lagerfeld, Chanel Bombay 2012

La donna è qui, in primo piano. A fumare e a ordinarsi un drink. E soprattutto, a farsi coscientemente fotografare, narcisa nella sua bellezza.

Un amore finisce, dietro un bancone.

Lo specchio ritrae i miei occhi scuri.

Il vetro del bar ritrae le tue mani grandi e lontane.

Ora, mi basta il desiderio.

Scritto per MIFaccioDiCultura – Artspecialday.com

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