Una donna senza volto.

Un telo di seta intorno a lei. Lei non ha bocca. Non ha respiro.

Quel corpo sembra disegnato, brano per brano. Panneggio per panneggio.

I piedi nudi.

Il pudore è senza sguardo. Racchiuso nella solitudine.

Metafisica dell’essenza.

Beyoncé Knowels ritratta da Pierre Debusschere / CR Fashion Book, 2014.

Nel 2014 ha fatto scalpore un servizio fotografico realizzato a Beyoncé Knowels per il  CR Fashion Book. Innovazione, fantasia, arte nei ritratti realizzati dal fotografo Pierre Debusschere alla performer americana. Una fotografia pARTicolare però ricorda un’iconografia antica e metafisica: la donna manichino senza volto, o meglio, con il volto coperto. Il percorso artistico da ricostruire qui è interessante e avvincente. Partiamo dall’inizio del Novecento. Per arrivare al fotografo di moda surrealista per eccellenza: Erwin Blumenfeld  (1897–1969). 

G. De Chirico, Le muse inquietanti, 1918 – 19.

“Prima di essere cézanniani, picassiani, soutiniani, o matissiani e prima di avere l’emozione, l’angoscia, la sincerità, la spontaneità, la  spiritualità, i nostri geni modernisti farebbero meglio a imparare a fare una buona e bella punta al loro lapis.”

Così affermava Giorgio de Chirico nel 1919, sulla rivista Valori Plastici. C’è, in queste parole, il desiderio di un ritorno all’ordine, al disegno, allo studio del soggetto. Vi è inoltre la paura della fine della pittura come “mestiere” e come strumento di indagine del mondo.

Ma non solo. Vi troviamo il desiderio di un ritorno alla tradizione, all’arte greca. Alla mitologia. Allo studio dell’essenza.

Le Muse Inquietanti di Giorgio De Chirico raccontano una storia inesistente.

Ma quel soggetto a sinistra è l’emblema del suo pensiero: una colonna greca, un torso maschile con un peplo sulla spalla, un volto da manichino. E la classicità del panneggio, quel bianco puro e intoccabile. Su un terrazzo di una Ferrara onirica, Giorgio de Chirico ritrae panneggi che diventano marmo e forma. Il pensiero, la metafisica. Soggetti senza volto.

La donna, Il pudore di Erwin Blumenfeld (1897–1969) , fotografia del 1938, racchiude in sé il silenzio, il pensiero.  Un tono malinconico e silenzioso. Un altrove che non riesce e non vuole esprimersi. Una posa d’attesa.
Noi, possiamo solo immaginare.

E. Blumenfeld, Il Pudore, 1938.

La donna di Erwin Blumenfeld ha  in sé lo studio affascinato dello scatto.

Il fotografo stesso lo affermava: realizzava decine di scatti, studiava il soggetto al millimetro,  fino a quando non ritrovava la concretizzazione del suo ideale. Non vi è astrattismo, espressionismo, emozione angosciata e forzata. Nelle sue fotografie vi è bellezza neoclassica, studio della forma. Precisione. Freddezza. Pensiero. E inconscio e sperimentazione del surreale. La sua donna e il suo pudore mi ricordano quelle muse di De Chirico. Una donna raccolta nella tradizione. Nel panneggio antico in seta.
Un volto senza sguardo. Un manichino di sentimenti.

“Verità trascendente situata al di là della realtà fenomenica conoscibile attraverso i sensi.”

La metafisica è pensiero. Ma la realizzazione concreta è studio attento. Disegno immerso in atmosfera eterna.

Una donna senza volto.

Un altrove da immaginare.

Una metafisica dell’essenza.

Scritto per MIfacciodiCultura – Artspecialday.com.

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