Un davanzale.

Per sottolineare la distanza tra realtà e desiderio, vita e possibile.

Perché lo scatto di un attimo è teatro e preparazione.

Un cavalletto, anche.

Una luce radente.

E dei volti antichi.

A ricordarci il nostro passato.

Horst Paul Albert Bohrmann conosciuto anche come Horst P. Horst (1906- 1999)  è stato un fotografo tedesco che con la sua arte ha toccato tutta la fotografia del Novecento.
Moda, Surrealismo, Modernismo, Viaggi e Paesaggi. Fotografie di studio e di intimo sollievo.

La fotografie che apprezzo di più di Horst P. Horst sono quelle degli anni Trenta. Luce teatrale, Giochi di trompe-l’oeil e trucchi di doppia esposizione. Allo stesso tempo Horst negli anni Trenta si allontana dalle opere del suo maestro, George Hoyningen-Heune.  I volti che rimandano alla pittura di De Chirico, quei volti di statue e manichini. Quel passato ripreso anche, nella fotografia di copertina, dal cavalletto in primo piano. Come a sottolineare l’accademismo, il contatto con la pittura, il ricordo dell’arte antica. Tutto questo, piano piano si allontana, e arriva il vero modernismo di Horst, che per lui significa sperimentazione. Non solo nelle tecniche, ma nel mistero e nella sensualità delle emozioni da ricreare.

Le nouveau corset de Detolle avec lacage dans le dos, Vogue 1935

Horst P. Horst, Le nouveau corset de Detolle avec lacage dans le dos, Vogue 1935

In uno scatto, forse il suo scatto più famoso, la pittura c’è. Anche la scultura. Ma non vi è una citazione immediata e didattica. No. L’arte antica, la richiesta sottile di venerazione, la devi saper notare.
Anche con un pARTicolare. Una donna di spalle, la luce le accarezza la schiena, sottolineandole di volta in volta solo alcuni lembi di pelle e ossa. Un corsetto bianco.
I capelli raccolti in uno chignon. Il volto coperto ad acuire il mistero. Una statua classica, luci e ombre da Caravaggio, un corpo quasi geometrico nella forma e nell’essenza che ricorda Piero Della Francesca.
Ma un dettaglio ci porta più in là nell’arte.
Quel davanzale che allontana il soggetto, allontana lo spettatore. Sottolinea la dimensione irreale e di sogno. Quel davanzale, elemento così utilizzato nei dipinti religiosi, nei ritratti di Madonne e Santi. Giovanni Bellini, Antonello Da Messina.

Un davanzale che porta quasi a una devozione tacita. E ci porta tacitamente, senza che ci accorgiamo,  a quella donna misteriosa, ci inizia di fronte a una rivelazione. L’ombra del davanzale incombe selvaggiamente sul muro al di sotto. Proprio come cade quel velo di tessuto. Elemento plastico, scultoreo, tridimensionale. Una luce che crea le forme, le tornisce, le rende vive e tattili.
Ma lei è lontana.
Donna dal misterioso volto e dai misteriosi pensieri.

Un cavalletto a ricordarci che ciò che vediamo è solo finzione. Creazione pensata e linguaggio ripreso, descritto e ispirato.

Perché lo scatto di un attimo è teatro e preparazione.

Una luce radente.

E dei volti antichi. O nascosti.

A ricordarci il nostro passato.

Scritto per MIfacciodiCultura – Artspecialday.com.

Federica Maria Marrella

Classe 1986. PhD in Comunicazione e Nuove Tecnologie. Il mio lavoro di ricerca si concentra sull’Iconografia Femminile nella Fotografia di Moda Contemporanea. Storica dell’Arte, Educatrice Museale. Docente di Storia dell’Arte. Scrittrice. Curiosa osservatrice. Amante della Poesia e della Musica. Costruttrice attenta e costante di Piccoli Sogni.

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