Alcune volte non è la bellezza, è l’atteggiamento.

La capacità e il coraggio di inquadrarlo, quell’atteggiamento. Fermarlo, adorarlo e contemplarlo.

Stilizzarlo e emanciparlo, allo stesso tempo.

Oltre la forma, vi è il vestito. Di qui, dalla forma, vi è lo sguardo.

L’opera di Irving Penn (1917- 2009), nelle parole di Nancy Hall Duncan, si basa su valori quali la monumentalità, la chiarezza formale e la veridicità tranquilla. Il suo stile sontuoso è fatto di eleganza naturale, di raffinatezza e di controllo. Unico, il suo utilizzo della linea, del volume, della silhouette.  Capace di inventare un nero profondo, un bianco puro e tutte le possibili sfumature del grigio. La geometria delle parti che si incontrano e dialogano, in ogni sua opera.

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I. Penn, Bettina, Parigi 1950 – Mia fotografia scattata alla mostra dedicata a Bettina alla Galleria Sozzani, 2014.

Un amante della pittura, prima che fotografo. Irving Penn si innamora delle prospettive scorciate e sconnesse di Paolo Uccello, dei colori e della pelle bianca e morbida delle donne di Francisco Goya. Della metafisica e del mistero condotto da Giorgio De Chirico. Delle donne morbide e neoclassiche di  Jean-Auguste Dominique Ingres.
Ma è nei ritratti la sua forza. Irving Penn non usa mezze misure. È altezzoso, nella ripresa del soggetto. È estremo nella richiesta di franchezza, proprio come i suoi colori, caldi sullo sfondo, e freddi e distanti in superficie.

Qui Bettina, ritratta da lui nel 1950. Questa foto è l’emblema della forza e della femminilità. Sofisticata e moderna, tradizionale nelle forme e nei dettagli. Una giacca  abbottonata, di modello quasi maschile. Il collo coperto. Il busto portato in avanti, gli occhi che osservano altezzosi e sinceri, in attesa di una verità.
Un tavolo ad allontanare. Il suo corpo, ad avvicinare. Una posa di sfida. Un broncio offeso e deciso. Espressività nuova e attrazione magnetica.
Irving Penn la ritrae per quella che è. Nella semplicità delle forme, nella forza dello sguardo, nel rossetto scuro. Le onde ai capelli, unico dettaglio antico, tradizionale.
Il pARTicolare, qui, è la donna stessa. Maschile e femminile, sensuale nella sua richiesta. Siamo nel 1950. Una donna d’avanguardia.
Una storia che possiamo immaginare. Forse il bancone di un bar. O un tavolo durante una discussione. Un momento di richiesta segreta.

Un segreto da svelare.

Anche con la fotografia.

Oltre la forma vi è il vestito.

 Di qui, dalla forma, vi è lo sguardo.

Scritto per MIfacciodiCultura – Artspecialday.com.

 

 

Federica Maria Marrella

Classe 1986. PhD in Comunicazione e Nuove Tecnologie. Il mio lavoro di ricerca si concentra sull’Iconografia Femminile nella Fotografia di Moda Contemporanea. Storica dell’Arte, Educatrice Museale. Docente di Storia dell’Arte. Scrittrice. Curiosa osservatrice. Amante della Poesia e della Musica. Costruttrice attenta e costante di Piccoli Sogni.

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