La Galleria Magic Beans di Berlino arriva a Milano!

In occasione della MIA Photo Fair, che si tiene dal 10 al 13 marzo al The Mall, Porta Nuova, la galleria berlinese espone le opere di tre giovani artisti: Winston Chmielinski, Tom Hoops e Sang Woo Kim.

Le opere di questi giovani artisti sono sconvolgenti e coinvolgenti allo stesso tempo, e in modi e declinazioni differenti. Il loro sguardo è comunque uno sguardo cocente, diretto, lineare sulla contemporaneità, con richiami diversi all’arte fotografica di ogni tempo. Nello stesso modo in cui loro liberano colori, sguardi e prese di sguardo, proverò qui a liberare parole, per descriverli.

Winston Chmielinski

Nasce a Boston nel 1988. Vive e lavora a Berlino.

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Winston Chmielinski, Choose Your Own Adventure, 2016.

Colori e forme. Carne e plastica. Natura e derisione. Un crescendo di horror vacui. Il racconto umano e contemporaneo del tempo che scorre e si accalca nello spazio. Stoffe, oggetti, spazzatura. Dipinti, vasi, fiori. Tutto a creare, con i colori, una visione ridondante e ironica della realtà. Una realtà che si appoggia sui contrasti tra vuoti e pieni, sui contrasti dei colori, su contrasti prospettici. Sul valore intrinseco dello sguardo osservante che si perde e allo stesso tempo si riposa nelle linee sinuose e sgargianti della materia ritrovata. Perché le fotografie di Chmielinski raccontano La Materia. Nature morte in sfondi neri e composizioni floreali che richiamano i fiori meravigliosi dei vasi di Brueghel – Choose Your Own Adventure, 2016; – e il desiderio di spiegare e di dispiegare la matassa del RealeHow To Unfold, 2016. E quel ritratto di oggetti sconcertante – How To Let Go, 2016 –  con un peso verso il basso, quasi fosse una Deposizione manierista.  Oggetti che creano peso e lo sconfiggono, allo stesso tempo. Peso del tempo. Peso del contemporaneo pensiero senza vuoti e silenzi. Una Deposizione di noi stessi e di ciò che ci unisce alla realtà: oggetti di ricordo, tessuti. Verità nascoste ma coscienti.

Tom Hoops 

Nato nella costa meridionale dell’Inghilterra. Vive e lavora a Londra e a Bangkok.

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Tom Hoops, Sofie, 2015.

La più classica e conosciuta fotografia di moda in bianco e nero qui prende una declinazione nuova e calda. Straziante, a tratti cruenta.

Princelet Street, 2016: una donna guarda un punto nel vuoto. Nera la sua pelle, nero lo sfondo. Nero l’umore. Il sentimento presente. E tutte le altre opere. Un racconto glamour della solitudine. Uno sguardo sconcertante, vicinissimo e talvolta violento nell’indagine della realtà interiore, sulla donna. Una donna che si atteggia come essere umano potente, indipendente, sicuro. Con una sigaretta tra le labbra, con lo sguardo fiero. Ma con il dolore nelle ossa. Una sensualità distruttiva, nella costruzione dell’anima. Forme tonde, seni presenti. O sguardi assenti. Cicatrici e densità dell’esistenza. Anche nel glamour eterno del bianco e nero, nel racconto iconografico della moda. Un nuovo modo di essere iconico nei suoi ritratti. Un glamour che ha in sé il dolore di Guy Bordin e il bianco e nero erotico di Helmut Newton. Scatti di narrati silenzi e bruciante solitudine.

Sang Woo Kim

Nato nel 1994 a Seoul, nella Corea del Sud. Vive e lavora a Londra.

Dorian Grey raccontato ai giorni nostri, probabilmente.

Sang Woo Kim A Metaphorical Portrait Of Henry III 2016.

Sang Woo Kim, A Metaphorical Portrait Of Henry III, 2016.

Una sua opera, in particolare, mi è rimasta impressa: A Metaphorical Portrait Of Henry III, 2016. Una scritta – “Stay handsome forever” –  cancellata. Come a negarla, ma allo stesso tempo, a sottolinearla. Jean-Michel Basquiat cancellava le scritte che realizzava nelle sue opere. E alla domanda “Perché?” Lui rispondeva: “Perché se le cancello, voi le guardate meglio.”

Una frase che viene sottolineata, cancellandola. Un’idea moderna, post-moderna della bellezza eterna. E allora per sempre si può essere belli. O forse non si può. Perché la cancellazione della frase è così la sua negazione. Ma la cancellazione è anche la sottolineatura di quel desiderio.

Opere quasi calligrafiche, splendenti nella loro semplicità che richiama la scrittura, la lettera, la carta stampata. Ritratti reali del suo amico Henry. Ritratti tradizionali assemblati a rose, scritte, scene quotidiane. Cancellature, distorsioni e sfuocature. Ripetizioni del suo volto, specchi. E girasoli appassiti.

La bellezza non è eterna, come appassiscono i fiori.

Come nella Canestra di frutta (1594 – 1598) di Caravaggio il verme bucava una mela e la rendeva marcia a sottolineare il peccato umano, come i fiori e le foglie appassiscono, così, non si può essere bellissimi per sempre. Ma lo si desidera. E queste opere raccontano il desiderio, nella post-modernità, dell’eterna giovinezza. E bellezza.

Per approfondimenti, qui il Catalogo dell’esposizione.

Alla prossima! 😊

Fede

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