Al Piano Nobile di Palazzo Collicola Arti Visive a Spoleto –  dal 24 Giugno all’8 Ottobre 2017-  si incontrano le opere interattive di Camilla Ancilotto. La mostra dal titolo Mutaforma, percorre gli anni di attività dell’artista, di cui avevo già parlato anni fa in un mio pARTicolare. Avevo infatti avuto l’onore di intervistare Camilla e conoscere più a fondo la sua arte.

Deposizione (2013) è sicuramente l’opera più complessa, più potente e disarmante della mostra e, forse, anche dell’artista stessa. Un’opera in cui la Guernica di Picasso (1937) viene spezzettata e dalla sua enorme e gigante mole ci chiede di interagire. Le opere di Camilla Ancilotto, infatti, richiedono la presenza attiva e interattiva dello spettatore, che deve partecipare al gioco della seduzione e della presenza dell’arte, toccando e voltando i grandi cassettoni delle sue pitture. Pitture che in realtà sono sculture, e viaggiano tra Mitologia e Contemporaneità, tra Rinascimento e Arte Performativa.

Il colore acido, sensuale, potente delle opere rinascimentali, i corpi di carne e vento, si uniscono con la natura, il pensiero e la filosofia dell’immaginazione. L’unione tra pelle, muscoli, tendini, strazio e mani,  tra tigri, uccelli, cigni e occhi di fuoco. Il vortice abbraccia la natura e l’essere umano, il sogno e la potenza estrema del movimento, la pittura estatica e la valenza della forza della materia.

Il titolo Mutaforma – dato dal curatore e direttore artistico di Palazzo Collicola Gianluca Marziani –  rimanda proprio a questo tema. Al pensiero della trasformazione dell’essere umano. Una trasformazione però che non avviene, come nella mitologia e per esempio con la divinità Proteo, per miracolo e sogno. La metamorfosi delle opere di Camilla avviene attraverso il tocco dell’uomo:  il suo di artista e quello dello spettatore – visitatore.

Ogni metamorfosi, nella vita reale, non avviene per forza di divinità o per un soffio di magia. Avviene con la potenza e la costanza dell’essere umano, della volontà, del desiderio intimo di cambiare. Come, in realtà, ci insegnava già l’Umanesimo.

Cambiare pelle, lavoro, atteggiamento.
Cambiare amore, cambiare casa.
Cambiare sostanza dell’essere.

Ogni cambiamento prevede e pretende l’attività dell’uomo. Pretende determinazione, coraggio, tenacia. E soprattutto, pretende interazione. Non solitudine. 

Le opere di Camilla ci insegnano questo: la metamorfosi è attività collettiva e interattiva.
Nel continuo equilibrio tra tradizione e innovazione. Tra il nostro passato e il nostro desiderato futuro.
Tra il pensiero antico e la libertà della nostra fisica immaginazione.

Fede

 

Per Approfondimenti:

PALAZZO COLLICOLA.

CAMILLA ANCILOTTO.

 

 

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