Di fronte a me una strada. Lunga e assolata. Isolata.
Le voci delle mie amiche risuonano, raccontano di loro.
Il sole mi scalda il volto e la mia testa brilla di pensieri e di parole.
Verso il Castello Visconteo di Abbiategrasso la campagna vuota e silente mi stringe.
La strada corre, la macchina corre. I pensieri corrono.

Io. Voglio fermarmi un po’.

 

Al Castello Visconteo di Abbiategrasso Sabato 7 Aprile ha inaugurato la mostra collettiva di quindici artisti SaturAzioni – a cura di Alex Sala e del Collettivo Libero Transito – mostra che sarà visitabile fino a domenica 15 Aprile. Il testo critico e l’introduzione alla mostra sono state realizzate da Sonia Patrizia Catena. L’esposizione è allestita nei sotterranei del Castello.

Un luogo buio e misterioso. Grotte di pietra, luci soffuse, gente che chiacchera.

Entriamo e in fondo, nell’ultima sala, c’è il lavoro di Chiara Del Sordo, fotografa e ritrattista.

Chiara ha realizzato un progetto di ritratto molto profondo. Ad amici, conoscenti o anche sconosciuti, ha scattato fotografie, chiedendo loro, durante la seduta di posa, di portare con sé alcuni scatti del loro passato, o del loro presente, che abbiano significato per loro una trasformazione, o comunque un momento profondo di passaggio, di conoscenza del sé. Chiara ha poi assemblato in una costruzione come di collage i volti ritratti dei suoi protagonisti e gli scatti della loro storia personale, creando immagini complicate, “cartine geografiche” stridenti, paesaggi fitti, sconvolgenti a tratti.

Osservando questi scatti in loop, sulla parete del castello, ho scoperto sguardi pieni.

Gli occhi dei suoi modelli sono persi in ricordi, in pensieri, in emozioni. E tutto questo è fortemente percettibile. La saturazione nel lavoro di Chiara è fatta di ricordi, di memoria. E allora, non è poi così male, la saturazione.
La saturazione è qualcosa di troppo pieno, che rischia di esplodere. E il significato è spesso negativo. Ma se si guardano gli occhi dei personaggi ritratti, si comprende anche che talvolta la saturazione è salvezza. E’ da una azione ripetuta, da un’esagerazione di emozioni che arriva la coscienza dell’errore, o della reazione.

Dall’ordine dei ricordi, dallo sguardo pieno, si può costruire un’anima.
Senza saturazione, senza pienezza, non ci può essere un ordine. Non può esserci conoscenza piena.

Nel silenzio, nel buio, in un abbraccio, in uno sguardo. Il momento di pace e di silenzio arriva. La ricchezza, l’esasperazione del sé può portare a una cura. A una maggiore coscienza. A uno specchio che riflette una verità talvolta scomoda a noi stessi.

Se non ci fosse l’ammasso di anima, materia, ricordi, sguardi, amore, dolore. Non ci saremmo noi. E allora la saturazione non è più solo un’azione che si ripete. Ma è un’azione nostra, profondamente nostra, che si ripete, fa male, taglia e fa sanguinare. Ma nella cicatrice cura perché racconta di noi.  E allora ordinare i ricordi ci permette di guardare a quel sole che scalda in maniera più serena. A stringere una mano con maggiore coscienza. Ad amare profondamente perché profondamente siamo entrati in noi stessi. Nel nostro pieno. Nel nostro troppo.  Che  se è troppo, è perché noi siamo troppo. Ed accettarci come troppo è il primo passo per ordinare nel silenzio la costruzione della nostra essenza più reale.

Sonia introduce. Alcune performances. Bicchieri di vino. Del formaggio su un tavolino. Il caldo dei sottorranei.

Saluti e abbracci. Sguardi. Convenevoli. Sorrisi.

La strada del ritorno è più luminosa e gentile.
Assolata. Non corre più.
Mi sono fermata, ho respirato.
Stringo una mano e abbraccio il mio cuore.

Io, non voglio fermarmi un po’.

 

Fede

 

About: Chiara Del Sordo

 

 

Installazione sul lavoro di Chiara Del Sordo

 

 

Sonia Patrizia Catena prima della presentazione alla mostra

 

Autoritratto di Chiara Del Sordo

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