Su Giorgio Armani tutto inizia, per la storia della moda, quando Diane Keaton nel 1978 ritira il suo Oscar per il film Io e Annie con La Giacca Giorgio Armani.
Ma la storia vera del Re della Moda Italiana comincia molto prima.

Giorgio Armani nasce a Piacenza l’11 luglio 1934. Come lui stesso racconta, la sua famiglia era semplice e povera. La madre era però una bravissima sarta, con un grande gusto per l’estetica. Lo vestiva come un figurino, perfetto, elegante, essenziale. Tutti pensavano dunque fosse molto ricco e lo invidiavano per quel suo stile già così magico.
Supererà la povertà della guerra.
Arriverà a Milano. Quella città che lui ama follemente. Che lo ha accolto con cordialità, ma aspettandosi da lui il massimo dell’impegno.
A Milano lavorerà per molti anni in una fabbrica di tessuti.
I tessuti, la materia, l’essenza, la partenza dell’abito sono la sua formazione.
Toccare la corporeità del fabbricato, riconoscere la seta, il cashmere, il cotone, la lana, il jersey. Lavorare analiticamente su perle, bottoni, paillette. Descrivere e concretizzare nell’abito la verità della sua creazione.
Per molti anni dunque Giorgio Armani lavora, impara, assorbe dietro le quinte. Apprende il lavoro della moda come un artigiano, nella sua concretezza.

Il suo successo arriva negli Stati Uniti. Ad Hollywood, nel 1978 con Diane Keaton, e nel 1980 con American Gigolò, dove Richard Gere diventa simbolo di sensualità proprio con la Giacca Armani. Il successo arriva così nel mondo del cinema. Ed è interessante pensare che, come lui stesso afferma, il suo sogno sarebbe stato quello di diventare un regista, e non uno stilista.

Ma in cosa consiste, davvero, la sua Rivoluzione?

Giorgio Armani libera la donna e l’uomo dal ruolo loro imposto dalla società.
Si distacca dall’idea di gender.
La giacca viene destrutturata. Vengono tolte le cuciture, le spalline. Accarezza le spalle e il corpo con leggerezza ed eleganza.
La giacca diventa unisex. Per l’uomo e per la nuova donna. La nuova donna che Giorgio Armani stesso crea e aiuta ad imporsi, in quella società, negli Anni Settanta sconvolgenti e negli Anni Ottanta che bruciano di frenesia e corsa all’innovazione.
Una donna che lavora, una donna che attraverso un indumento può far sentire il suo potere, la sua sensualità, la sua indipendenza.
Soprattutto, una giacca comoda, morbida e che, con i suoi colori chiari e naturali (grigio, panna, ocra), può andar bene per ogni occasione, dal lavoro alla mattina alla cena la sera.

La giacca, simbolo di potere maschile, diviene così simbolo di potere sensuale, per la donna come per l’uomo.

Oggi Giorgio Armani compie 84 anni.
Continua a creare collezioni senza mai dimenticare la sua idea principale: l’abito deve essere ottimamente realizzato dal punto di vista artigianale, i colori non devono prendere l’attenzione dello sguardo, «l’eleganza non è essere notati ma essere ricordati», come lui stesso afferma.

Il 30 aprile 2015 in via Bergognone, 40 a Milano, Giorgio Armani ha aperto l’Armani Silos per celebrare i 40 anni della sua carriera. Armani Silos è uno spazio di 4500 mq costruito nel 1950 e distribuito su quattro livelli. Questo spazio era originariamente un granaio di una grande azienda internazionale. Giorgio Armani ha scelto di chiamarlo Silos «perché lì venivano conservate le granaglie, materiale per vivere. E così, come il cibo, anche il vestire serve per vivere». Sono quattro piani che raccontano il completo Armani per Donna e Uomo, Gli abiti da sera, l’esotismo, i richiami all’arte pittorica, e l’ultimo piano con le stelle che brillano negli occhi di chi lo visita e sugli abiti esposti: oro, paillette, argento. Opere d’arte sempre realizzate con linee dritte, nitide, essenziali. Coprendo il corpo femminile, abbracciandolo con delicatezza. Elevandolo a luogo dell’esistere

La sua idea di abito è trasversale e rivoluzionaria.
Giorgio Armani ci racconta quanto un vestito possa raccontare la nostra storia. Quanto l’eleganza abbia a che fare con la semplicità e con la stima in noi stessi.
Soprattutto per noi donne, Armani è il nostro faro e la nostra spinta verso la presa di coscienza del nostro valore. Del nostro potere – mai del tutto compreso – nella società.

Della nostra capacità di Ribellione.

Scritto per MIfacciodiCultura – Artspecialday.com

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