Fino al 22 Luglio al Castello Sforzesco di Milano è visitabile la mostra Novecento di Carta, un’ampia panoramica grafica del XX secolo.
Domenica 1 Luglio, con L’Associazione Culturale Clessidra di Milano, ho portato un gruppo a visitarla.

È un viaggio meraviglioso e quasi onirico questa mostra.

Il percorso prende circa 150 anni di storia dell’arte. La più grande scoperta è notare quanto la poetica e le idee dei grandi artisti si ritrovino benissimo nelle loro opere grafiche, quanto nelle loro grandi realizzazioni – sicuramente più famose – di pittura e scultura. Spesso vista come arte minore, come “schizzo” poco amato e controllato, la grafica – in tutte le sue tecniche – è in realtà il documento più sincero e puro della mano dell’artista.

E allora si viaggia nelle linee di un nudo femminile di schiena, concentrato a indossare una camicia da notte, di Edvard Munch.
Si rimane ammaliati dalla potenza narrativa di Marcello Dudovich nel suo racconto di vita di coppia aristocratica dell’inizio del Novecento, con il suo stile ironico, potente e immediato da pubblicitario quale era.
Colpisce il simbolismo onirico di Alberto Martini, e il ritratto da lui realizzato di Vittorio Pica, grande critico, storico dell’arte e collezionista della fine dell’Ottocento e dell’inizio del Novecento. E sorprende il segno rivoluzionario del futurismo che si annida nelle creazioni grafiche di Umberto Boccioni. Come anche la tradizione accademica della sua acquaforte e puntasecca La Madre che Lavora del 1907, dove la tradizione accademica dell’artista rivoluzionario futurista ci fa comprendere la sua altissima preparazione e tecnica grafica.

E poi… quel segno deciso, “elementare”, delicato. Quei tratti di profilo, non terminati. Quei colli lunghi e quella “impressione” di verità che solo Amedeo Modigliani può creare. Nei suoi disegni in matita grafite si scorge il processo di lavoro dell’”artista del ritratto” per eccellenza del Novecento. Piccoli segni delicati sulla carta, che definiscono l’essenza e l’anima della protagonista o del protagonista. Occhi chiusi o occhi impenetrabili. Spalle lunghe e abbandonate. Malinconie assennate.

Modigliani apre la porta al secolo del tratto essenziale.     

Seguono stampe della Grande Guerra, l’arte del Ventennio Fascista con Mario Sironi, Carlo Carrà e Giorgio De Chirico.
Il silenzio essenziale delle nature morte di Giorgio Morandi.

Nella sezione successiva ci accoglie l’arte simbolo dell’antifascismo, con lo spettacolare cartone di Augusto Colombo che racconta Il Martirio di Cesare Battista del 1939, opera simbolo dell’antifascismo dell’epoca. Tradizionale e “sacra” nella forma, emotiva e sconvolgente nella resa. E poi, i tratti decisi e essenziali, luminosi e sensuali di Renato Guttuso, nella sua crocifissione e nei suoi nudi di donna.

E poi l’arte dopo la Seconda Guerra Mondiale.
I concetti spaziali di Lucio Fontana che narrano quanto il famoso “Taglio” sia frutto di studi, prove, lavori, ripensamenti su carta.
Gli scultori che si narrano nella grafica come Arnaldo Pomodoro e Fausto Melotti.
I segni e le parole misteriose di Gastone Novelli.
L’informale di Alberto Burri, così materico e straziante anche nelle sue acqueforti e acquetinte.
La pop art italiana che si ispira e ripropone capolavori del passato.
E l’arte povera, con spartiti dissonanti, di Alighiero Boetti, Michelangelo Pistoletto, Mario Merz: santità e elevazione sacrale dell’essenza e della materia più semplice, per ricostruire una realtà dagli “amabili resti” della Seconda Guerra Mondiale.

Un percorso fantastico e surreale, che ci racconta il “secolo breve”, tramite tecniche e segni grafici che narrano in maniera essenziale la poetica, la storia, la società e l’estetica del Novecento, il secolo più innovativo, complesso, rivoluzionario e affascinante di tutta la Storia dell’Arte.

Alla prossima! 🙂

Fede

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