Angoli. Spigoli. Distanza.

Un uomo anziano si copre il volto. Ci allontana.

Dal basso in alto, lo guardiamo. Nel bianco e nero della fotografia. Nelle forme dell’architettura. Nell’impostazione dell’iconografia  dell’arte.

C. Perriand
 C. Perriand, Uomo seduto su un muretto, 1936

Charlotte Perriand (Parigi, 1903, Parigi, 1999) fu architetto, progettista, urbanista, designer e collaboratrice di Le Corbusier.

Ma fu soprattutto una acuta osservatrice. Viaggiò molto, Charlotte, e fotografò oggetti, fossili, elementi naturali.

Uomini e donne.

Il suo sguardo preciso e geometrico è riconoscibile nei sui suoi scatti. La semplicità e l’essenzialità delle sue creazioni di Design si ritrovano nelle forme umane da lei ritratte. Nei dettagli reali di una vita agguerrita e coraggiosa.

Mi ha colpito quest’uomo ritratto. Un uomo anziano seduto su un muretto (1936). Ritratto attento dei suoi mille viaggi.

La pietra angolare. Ecco quale è il pARTicolare.

E un’altra opera immediatamente mi torna alla mente.

La Deposizione del Caravaggio è presente. Nella forma, nella distanza, nello sguardo. Nella ripresa.

Perché l’occhio racconta la sua storia.

Solitudine, timidezza, distanza. Potenza del corpo, potenza della costruzione.

Una pietra angolare che allontana lo spettatore, come quella mano che copre il viso. E come in Caravaggio, il gomito fulcro di luce di Nicodemo.

Caravaggio, La Deposizione del Cristo
 Caravaggio, La Deposizione del Cristo, 1602- 03

Nicodemo, guarda verso di noi. Una donna, dietro, apre le mani al cielo, come un albero che fa crescere i suoi rami e le sue foglie.

Ma tra loro due, al centro, la Maddalena si copre il volto di dolore. Nello stesso atteggiamento del nostro anziano signore della Perriand.

E quel suo ginocchio, fulcro di luce sfocata. Proprio come il gomito di Nicodemo.

Cosa ci racconta l’arte, uno sguardo, un ritratto?

Una Pietà. Una Deposizione.  Un intimo e timido dolore. Una tristezza inesprimibile, se non coprendosi il volto.

E allontanando, con angoli e pietre in prospettiva, lo sguardo dello spettatore.

A volte il dolore è solo una mano che copre il tuo sguardo. Un’intimità che si vuole celare a occhi indiscreti.

Una pietra angolare che allontana.

L’umanità è una sola. L’intenzione dello sguardo è eterna e curiosa.

Una mano, sul proprio volto. Un ginocchio ad allontanare.

Mani aperte, sullo sfondo. Mani che diventano rami.

Un albero.

A coprire il cielo.

Scritto per MIFaccioDiCultura – Artspecialday.com

Federica Maria Marrella

Classe 1986. PhD in Comunicazione e Nuove Tecnologie. Il mio lavoro di ricerca si concentra sull’Iconografia Femminile nella Fotografia di Moda Contemporanea. Storica dell’Arte, Educatrice Museale. Docente di Storia dell’Arte. Scrittrice. Curiosa osservatrice. Amante della Poesia e della Musica. Costruttrice attenta e costante di Piccoli Sogni.

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