Lollobrigida
Figura 1

Capita, talvolta, di imbattersi in interessanti contrasti tra storia e immagine, tra racconto e forma.

Questa idea in me è vigorosa quando penso al meraviglioso personaggio di Maria la Bersagliera, interpretato da Gina Lollobrigida in Pane, Amore e Fantasia, pellicola, piccola stella di capolavoro, diretta da Luigi Comencini del 1953 e nel suo seguito Pane, Amore e Gelosia (1954).

Ciò che mi colpisce è il contrasto tra la comunicazione data dai manifesti che hanno pubblicizzato questi film a loro tempo, e la storia reale. In particolare il bellissimo, moderno, indipendente e profondamente dignitoso personaggio di Maria.

Fig. 2
Figura 2

Se osserviamo i manifesti, si trovano generalmente ripresi fotogrammi dai film che hanno una valenza iconografica tipica della pubblicità cinematografica del manifesto Italiano di quegli anni: la donna soggiogata dal fascino maschile (Figura 1), la donna sensuale, con il corpo abbandonato in primo piano (Figura 2), la donna in una posa di preghiera e di debolezza nei confronti dell’uomo, come in una contemporanea Crocifissione (Figura 2), la donna triste e persa tra i suoi pensieri (Figura 3). Oppure, ancora, la protagonista ritratta impaurita e quasi terrorizzata (Fig. 4), oppure divisa e strattonata, da una parte all’altra, dai due personaggi maschili, rappresentati come imperturbabili e severi (Figura 5).

Figura 3.
Figura 3

Nella realtà narrata Maria, la giovanissima Brigadiera, in entrambi i film, è un personaggio femminile tutt’altro che debole, soggiogato e strattonato. Maria è una giovane ragazza che crede nell’amore onesto, nel rispetto, nella gioia e nella sua indipendenza emotiva. È una ragazza appassionata, sincera, semplice e volitiva. Non supplica aiuto, se non per far controllare il suo asinello dal Maresciallo, non si prostra davanti a nessuno, non si fa strapazzare da nessun personaggio maschile.

Fig. 3
Figura 4

Meravigliosa è la famosa scena del suo ballo in Pane Amore e GelosiaGina Lollobrigida qui riesce, con semplicità, luce e purezza, a tratteggiare un carattere femminile assolutamente nuovo per l’epoca. Una ragazza che cerca la sua strada, che prova nuove realtà, che non si imbarazza a danzare, che si ribella e che muove il suo corpo senza sensualità esibita. Quella sensualità e “abbandono” invece così presenti nei manifesti, atti a richiamare l’attenzione dei passanti, possibili futuri spettatori. I film, dunque, raccontano una storia diversa, o almeno che va oltre quelle immagini prescelte per rappresentarli. I personaggi un po’ buffi, comici, grotteschi e insicuri, a tratti timidi, sono proprio i protagonisti maschili, interpretati dall’incantevole De Sica e dal giovane Roberto Risso.

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Figura 5

Al contrario, chi tiene le fila di tutta la storia, chi cresce, nella sceneggiatura, chi si espone, chi tenta, chi ha carattere e veemenza sono, invece, proprio le donne: Maria, Anna e Caramella, indimenticabile Tina Pica.

Ma il manifesto, per ammaliare, doveva raccontare una storia più immediatamente riconoscibile, più semplice, più apprezzabile e rassicurante: la donna sensuale, la donna salvata, la donna sedotta, la donna abbandonata. Per questo venivano citati fotogrammi dal film che amplificavano questo tipo di immagine, o che strizzavano un occhio a un’altra verità. Fotogrammi veri, ma che in un’immagine simbolo di un film fanno intendere qualcosa di diverso della storia raccontata.

Solamente una locandina in pARTicolare di Pane Amore e Gelosia racconta un altro punto di vista della vicenda, più veritiero.

Figura 6
Figura 6

Questo manifesto riprende una scena paritaria e più rappresentativa della narrazione (Figura 6): la Brigadiera e il Tenente vengono ritratti sullo stesso piano. Frontalmente, con il corpo verso lo spettatore. Una dà le spalle all’altro. I due personaggi in primo piano ritratti come in uno simpatico battibecco, e poi abbracciati insieme, in secondo piano.  Un abbraccio senza sensualità, ma disegnato con affetto e parità, come avviene proprio nella meravigliosa storia raccontata da Comencini. Una storia semplice, di esseri umani, come anticipa la didascalia.

Di uomini un po’ impacciati, in verità.

E di donne, che nel Secondo Dopoguerra, iniziano un percorso di crescita e di costruzione della propria identità.

Che il cinema di quegli anni, al di là delle immagini spesso fuorvianti dei manifesti, ha sicuramente saputo raccontare.

Scritto per MIfacciodiCultura – Artspecialday.com

Federica Maria Marrella

Classe 1986. PhD in Comunicazione e Nuove Tecnologie. Il mio lavoro di ricerca si concentra sull’Iconografia Femminile nella Fotografia di Moda Contemporanea. Storica dell’Arte, Educatrice Museale. Docente di Storia dell’Arte. Scrittrice. Curiosa osservatrice. Amante della Poesia e della Musica. Costruttrice attenta e costante di Piccoli Sogni.

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