Attesa.
Attendiamo che qualcosa di più si sveli. Osserviamo un elemento, una persona. Analizziamo un sentimento.
Osserviamo per trovare una soluzione. Una razionalità rassicurante.
Scardiniamo la potenza dell’imprevisto, scateniamo l’ossessione, le domande. I perché.
Tutto deve avere una spiegazione razionale. Una dimostrazione data. Una motivazione logica.
Tutto deve combaciare con il nostro sentire. Con il pensiero altrui. Con la ragione dei viventi.

Il Mont Sainte-Victorie, Cézanne

Paul Cézanne (Aix-en-Provence 19 gennaio 1839 – 22 ottobre 1906) dipinge questa montagna, continuamente, per oltre venti anni.
La osserva a diverse ore del giorno.  Ma non si nota la luce differente del sole.  Si notano, però, le stagioni.
La osserva da diverse angolature. Anche questo non è totalmente vero.
La montagna Sainte-Victorie è sempre lì. Uguale a se stessa.

Vedere uno dopo l’altro questi ritratti ci fa pensare ad un’ossessione. Ma un’ ossessione serena, consapevole, amorevole e di ricerca.
Cézanne osserva questa montagna.
E la dipinge.

Cezanne, Paul (1839-1906): Mont Sainte-Victoire, 1902-04. Philadelphia, Philadelphia Museum of Art

 Occorre questo denudamento dell’Essere
perché esistere raggiunga la sua pienezza.

Y. Bonnefoy

Una punta imperfetta. Una forma cadente. Una presenza solitaria.
Una dissezione geometrica. La resa della roccia. Le nuvole sovrastanti.
L’immagine tangibile della Sainte-Victoire si staglia, si trasforma, si modifica. Ma solo nelle sfumature.

Lei è imponente e imperfetta.
Sempre in lontananza.
E sempre, tra noi e lei, un paesaggio.
Spesso, di fianco, un albero che la abbraccia.
Dicono che la montagna sembri crearsi sotto i nostri occhi. In realtà non è cosi.

A guardar bene, è il paesaggio intorno che si modifica. I pensieri, le voci sussurrate, i movimenti, l’abbraccio di un albero che sparisce, i colori che diventano da più caldi a più freddi, un tempo di sole che diventa nuvoloso. Una gioia che diventa tristezza. Una perdita che si trasforma in consapevolezza.

Pennellate divise. Concrete. Indipendenti e vive.
Alcune volte i gialli diventano più gialli. I verdi più verdi. I marroni più marroni.
Ma lei, ieratica, rimane sempre lì.

Maurice Merleau-Ponty afferma questo:

Cézanne ci mostra una realtà che si sta creando, sempre nuova, per la prima volta. Una realtà nella nascita. Una realtà in divenire. Che muta e ti muta. Una forma piena, complessa. Nascosta. Una possibilità di creazione. Una creazione viva.

Una devozione per il visibile.

Attraverso la pazienza, l’attesa, la curiosità, e attraverso l’amore per lei. Attraverso il desiderio di conoscenza. Perché per comprenderla davvero, ha dovuto guardarla, e riguardarla. Affezionarsi. Amarla.
Lei.
E il suo paesaggio. Mutevole e indeciso. Ma lei lì. Come un faro. Una promessa.

Attesa.
Osservi qualcuno.
Il contorno è cambiato. Nuovo luogo. Nuova situazione. Paesaggio in divenire.
Pensiero immenso di volerlo guardare e riguardare. E riscoprire. In diversi tempi. In diversi luoghi. Tra diversi anni.
Rimarrai sempre tu. Rimarrà sempre lui.
Senza grandi pensieri, questioni, paure o incomprensioni. Tu sei  l’osservatrice, lui il soggetto.
I ruoli sono differenti e gli sguardi complessi e incrociati.
Chissà cosa vede lui.
Te lo sei mai chiesto?
Chissà, quella montagna, per venti anni, che pittore vedeva.
Aldilà di un paesaggio mutevole.

L’arte è vita.
E spesso è un lungo, forte, paziente, complesso atto d’amore.

E di attesa.

Scritto per MIfacciodiCultura – Artspecialday.com

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