Nell’epoca dell’arte Romantica, il XIX secolo, ritorna l’amore per l’arte gotica. Il cosiddetto Gothic Revival.

P. Uccello, Monumento equestre a Giovanni Acuto, 1436, Santa Maria Novella, Firenze
P. Uccello, Monumento equestre a Giovanni Acuto, 1436, Santa Maria Novella, Firenze

E oggi il fotografo Steven Klein, per la nuova campagna autunno inverno del 2014 di Alexander Mc Queen, realizza un’opera altamente artistica, che rimanda proprio a tutta l’iconografia romantico-gotica. Il richiamo che io trovo è ancora più forte. Ma, come al solito, andiamo per ordine.

Mi ha attratto una immagine, di questa campagna fotografica. Una donna, in nero, un abito lunghissimo che si confonde con la criniera del cavallo. Una donna, dicevo, sdraiata su un cavallo. Toni dark. Ambiente scuro e misterioso. In fondo, tappezzerie antiche. Il cavallo, sguardo triste e fisso di fronte a sé. Una statua. Un animale privato di ogni sua forza vitale e libera. La donna. Torniamo a lei. Al suo sguardo. Un incrocio tra estasi e morte. Labbra semi aperte. Braccio che cade indietro come una Pietà antica.

E’ ufficiale. Abbiamo perso il cavaliere.

Non vi è un uomo, come San Giorgio che sconfigge il drago, come il principe di ogni favola e mitologia, forte, valoroso, imponente che salva la sua donna. Non vi è un cavallo imbizzarrito, animato, libero nella sua potenza e altezza. Vi è un cavallo statico. Una statua antica. Una grisailleche ricorda l’opera di Paolo Uccello nella Basilica di Santa Maria Novella a Firenze. Un dipinto di monumento equestre.

E poi abbiamo, su quel cavallo, una donna, morta o morente. Bianca cadaverica. Immagine che rimanda direttamente all’Incubo di Füssli, dipinto in età romantica. Dipinto che racconta di una donna che, mentre dorme, viene subissata dal suo incubo che le si posa lì, proprio sul ventre, con chiari riferimenti sessuali. E qui, il cavallo, rappresenta proprio il terrore dell’incubo.

J. H. Füssli, L'incubo
J. H. Füssli, L’incubo, 1781

Una donna bianca, morente, come violentata, su un cavallo immobile.

Abbiamo perso il cavaliere.

Abbiamo perso l’ideale romantico di salvezza e possibilità.

S. Klein per MCQueen, 2014
S. Klein per A. McQueen, 2014

Abbiamo perso l’uomo, che dovrebbe salvare.

E poi, un’altra immagine ancora, molto suggestiva, della campagna fotografica: una donna, seduta e anemica, senza forze, persa e inerme. Forse dorme.

Le gambe tese di fronte a sé, gambe irrigidite ancora di più da lunghi stivali neri e strettissimi. Di fronte a lei, su un tavolino, un elmo di cavaliere che però ricorda anche un teschio.

Abbiamo perso il cavaliere.

E qui, un altro rimando iconografico immediato: William Hogarth, La Carriera di un libertino, opera in cui il pittore inglese settecentesco racconta lo squallore e la perdita di valori  di un libertino. Tra alcol, dissolutezza e solitudine.

Abbiamo perso l’uomo che si è impadronito della donna. Anche dei suoi atteggiamenti.

Ecco, tutto questo in fotografie di un genio assoluto, Steven Klein.

E ora, non ditemi che è SOLO moda.

Scritto per MIFaccioDiCultura – Artspecialday.com


Federica Maria Marrella

Classe 1986. PhD in Comunicazione e Nuove Tecnologie. Il mio lavoro di ricerca si concentra sull’Iconografia Femminile nella Fotografia di Moda Contemporanea. Storica dell’Arte, Educatrice Museale. Docente di Storia dell’Arte. Scrittrice. Curiosa osservatrice. Amante della Poesia e della Musica. Costruttrice attenta e costante di Piccoli Sogni.

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