Ecco che continua la lezione universitaria immaginaria. Beyoncé è diventata materia universitaria.  Il Department of Women’s and Gender Studies della Rutgers University del New Jersey – l’università più antica d’America – ha creato un corso di studi dedicato alla cantante e l’ha nominato:  Politicizing Beyoncé. Beyoncé politicizzata. Beyoncé dunque legata alla sociologia e alla storia contemporanea, e non a caso, il dipartimento in questione è quello di Gender Studies.  Lo studio dei generi. Dicevo, continua la lezione immaginaria con una novità avvenuta questo week-end: Beyoncé Knowels ha caricato su youtube il suo nuovo video. La canzone si chiama 7/11 e l’opera è completamente girata in un albergo: sul balcone, nei corridoi, in una stanza e in un bagno.

Vorrei concentrarmi su due elementi fondamentali. Da ricercatrice di Gender Studies e immagine, mi sento di dire che Beyoncé Knowels è tornata sulla sua vecchia strada, con una novità iconografica e artistica che ormai è trasversale nella musica, pubblicità, televisione e video arte: la cosiddetta “estetica del Lo-Fi”. Facciamo un passo indietro.

L’anno scorso Miley Cirus ha fatto scalpore per un video realizzato dal regista Terry Richardson sulla canzone Wrecking Ball. Non tutti sanno, però, che il video è stato accompagnato da un servizio  fotografico del regista alla giovane performer americana. Una foto in particolare esplicita l’essenza dell’estetica del Lo-Fi: Si vede Miley Cirus, di fronte al suo specchio. Il fotografo dietro di lei, il flash che si riflette sullo vetro. Non a caso, In basso a destra dello specchio “proprio come la firma di un artista“, mi è stato fatto notare. Errori d’estetica e di posizionamento, una foto come scattata da un amico, da mettere sui social network. Errori di luce, spostamenti,  selfie. Auto – rappresentazione. “Automatismi”. Insomma, ultimamente le star si fotografano appena sveglie senza trucco, si fanno realizzare servizi fotografici “fai da te”, si auto-riprendono.

Ma Beyoncé è andata oltre. La regina del patinato, della perfezione estetica e performativa, ha realizzato il suo video post – Miss Carter tour, tutto in Lo-Fi. Tutto in auto-ripresa. Non vi è movimento di macchina, se non quello da lei realizzato.

Una macchina ferma in autoscatto che la riprende in momenti intimi di divertimento. Bassa risoluzione. Tuta e slip. Struccata e assonnata.

Un altro punto mi interessa. Non sono slip, quelli che indossano. Lei e le amiche. Sono boxer.

Quello che avevo notato nel precedente mio articolo qui si ritrova. Beyoncé si era dimenticata delle donne, ultimamente. Si era dimenticata del suo stampo e obiettivo femminista. Del suo ruolo di “una delle donne più potenti e influenti del mondo”. Da copertina del Times. Ormai i suoi video erano solo dichiarazioni di amore folle e ubriaco al marito Jay- Z, partner nel suo ultimo tour di concerti.

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Beyoncé, 7/11

Qui, Beyoncé, è tornata a parlare alle donne.

Rappa come un uomo, Beyoncé, rappresenta il potere femminile, staccato anche dall’estetica perfetta richiesta alla donna contemporanea. In questo video che sembra improvvisato, a caso, credo fermamente che sia ritornata la sua antica bellezza e il suo originario messaggio del “woman power”. Messaggio che ha attratto le donne afro americane e non. Messaggio trasversale e mondiale.

C’è da ricordare che proprio in questi giorni è uscito inoltre il suo video (patinato, questo) per la colonna sonora di 50 sfumature di grigio. Ma non voglio valutarlo nel suo percorso, perché legato a una narrazione e a una committenza ben precisa.

In 7/11, Beyoncé Knowels sembra ricordarci e ripeterci: Who run the world? Girls. E allora, just roll the dice, Lady B.

E scopriamo quale sarà la tua prossima mossa.

Scritto per MIFaccioDiCultura – Artspecialday.com

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