Solo et pensoso i piú deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.

Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:

sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.

Ma pur sí aspre vie né sí selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co’llui.

Sola e gli altri ballano

Mi piace farmi male e ricordare la felicità cos’è
Sola, anche prima di dormire
Lo vedi fuori piove e non
Non migliora neanche quando ci sei tu

Non cerco di più, è meglio se tu
Ora poi capirai che non ci sei, stato mai

Io vorrei dare a te
Quello spazio che ti serve ma non c’è
In questo blues
Questo è il mio blues

Sola e gli altri ballano
È così che andrà a finire succede, solo a quelli come me

Non cerco di più, è meglio se tu
Ora vai, capirai che non ci sei, stato mai

Io vorrei dare a te
Quello spazio che ti serve ma non c’è
In questo blues

Questo è il mio blues

E non importa se morirò di solitudine
Ora vai, capirai che non ci sei, stato mai

Io vorrei dare a te
Quello spazio che ti serve ma non c’è
Mi odierai, piangerò, da stasera resterò

Sola, ooh ooh

Sola…
In questo blues

Ispirato a un dialogo immaginario tra Francesco Petrarca (“Solo et pensoso”, dal “Canzoniere”, XIV secolo)  e Nina Zilli (“Sola”, 2015)

Scritto per MIFaccioDiCultura – Artspecialday.com

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